La storia culturale, a volte, registra dei sommovimenti violenti che producono improvvisi mutamenti di pratiche e paradigmi rimasti immutati per secoli.

La storia culturale, a volte, registra dei sommovimenti violenti che producono improvvisi mutamenti di pratiche e paradigmi rimasti immutati per secoli. La storia della relazione tra uomo e animale sembra trovarsi, per la società occidentale, in una di queste fasi di cambiamento epocale, di alterazione di equilibri tradizionali. Si assiste a un duplice movimento: da un lato l’allontanamento e la reificazione, dall’altro l’inclusione e l’assimilazione degli animali, resi surrogati di figli e amici. Analizzando la relazione uomo-animale dal punto di vista antropologico si pongono nuove domande: siamo sicuri che i nostri avi percepissero le bestie da fattoria come oggetti da usare? Come si configurava nell’antichità il rapporto con il bue, principale compagno di lavoro nei campi ma anche animale sacrificale per eccellenza? Che cosa accade oggi negli spazi metropolitani o in quelli dell’allevamento intensivo?


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